uscita del mio libro

se siete interessati…..

 

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LETTERA

Mio caro amore

ti scrivo perchè a volte la parola non basta.

Adoro guardare lui quando si sveglia lentamente

uscendo fuori dal suo nido caldo.

Tirando fuori lentamente la testa ancora piccola e delicata.

Poi via via cresce, esce, si fa forte.

Desidera essere preso in mano accarezzato, coccolato.

Diventa più grande e vuole giocare intensamente

Entrare e uscire da nido caldo un po umido.

Vuole essere stretto e avvolto e a volte solo baciato dalla testa l’ungo tutto il corpo.

Si pavoneggia mostrando tutta la sua bellezza.

Ed infine giocare nascondendosi in quale anfratto.

Adoro giocare con lui e con te.

E’ meglio nascondere il proprio essere per compiacere agli altri,

O farsi conoscere per quello che si è realmente non curandosi dei giudizi e pregiudizi altrui?

 

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Esistono situazioni feisbukiane indicibili, conversazioni addette alla reciproca erotizzazione vagheggiando ipotetiche situazione di amplesso, soddisfano impulsi, ammirando foto virtuali su grandi schermi.

Feisbukamicizie compulsive atte a soddisfare bisogni carnali concreti con autoerotismo in solitaria tra mura e pezzole sparse.

Vagano esplorando un mondo fittizio cercando compiacenza trovandola in pixel.

Ammanano i loro sessi vogliosi sollazzandoli, appagati solo dalla loro visione e dall’astratto.

Negando loro il vero libido, l’intrattenimento con un corpo concreto e caldo da ammanare, sfiorare tegumenti altrui, origliare un ansare sconosciuto.

Godere di un’intima vicinanza, far percepire il proprio calore, ardore e irrequietezza.

Come droga assuefarsi del diletto altrui, depravando, disorientarsi con insanità mentale.

Incapaci di socializzare in un mondo sostanziale, unica soluzione svirtualizzare le feisbukamicizie per concretizzarle, mescidare l’astratto con il concreto. Evolvendo il proprio “io” con esperienze vissute attivamente, non cristallizzandosi seduti davanti a schermi anaffettivi.

LETTERA

Mio caro sig.

Sono lieta di aver fatto la sua conoscenza presentandomi il suo fedele compagno di giochi.

Vorrei comunicarle che non è un problema la calvizia, anzi adoro come il suo compagno di giochi lo sia, esalta la sua rotondità, per di più il rosa le dona molto.

Anche se forse la testa è un pò grossa sono sicura che riuscirà a nascondersi nei posti più disparati.

Lascio aperta la bocca magari gli va di entrare e giocare con me.

Può entrare e uscire a piacimento, veloce o lentamente basta che sia felice e si diverta.

Mostrandomi quanto, diventando sempre più grande per infine offrirmi da bere.

Ne sarei veramente felice.

Aspetto un’altro appuntamento con voi.

XLIII

Rasento l’arto come geisha abile e valente.

Sorrido e lusingo intrattenendo la tua persona e da capace conversatrice catturo la tua attenzione.

Dispongo di molteplici doti come grazia ed eleganza, nei movimenti casuali.

Ossequio con leggerezza mirando l’attitudine, mi aggrada guatare la ribattuta.

Il colloquio sorprendentemente stimolante varia precipitoso verso l’erotomane, solleticando il tuo intelletto. Un susseguirsi di parole innocue sfociano volontariamente ed istigate in sensualità provocatoria.

Dilettevoli ed esileranti i termini e vocaboli che adoperi, poco poetici ed espliciti non lasci spazio alla fantasticheria, facendo arrossire le mie gote come etera, esprimendo l’impaccio e metamorfosando la conversazione palese in utopia poetica.

Incito così il vagheggio, l’illusione del potrebbe, come sarebbe…

Ampliando l’intenzione che possiedi, suscitando lievi percezioni metafisiche che s’insinuano saldamente nel tuo essere, risvegliando ebrezze di emozioni nella cute che dimori.

Consolidi il beneficio manifestando il coinvolgimento interiore e non.

L’erotismo è un’arte intellettiva e dal momento che non vendo carne ma solo momenti di trepidazione.

 

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XLII

Fatale Ninfa, fanciulla attraente, osservi le acque ora quiete.

Consideri le tue forme generose velate riflesse e lisci i lunghi capelli corvini.

Miri lo scenario ammaliante, erbaggio inumidito e soffice dabbasso pianta.

Scruti attenta il voyeur remoto e ignudi vanitosa la cute pasciuta.

Si ravvicina lo scopofilo, per passatempo e trastullo rimiri la realtà ed oggetto.

Apprezzi le guardatine ed estroversa con atteggiamenti conturbanti cimenti e aizzi.

Con abili giochi di sguardo incrementate la libidine, patentemente ei erotizzato.

Affiancate le forme si congiungono presentando i turbamenti, adagiati nel campo rinfrescante ribollono le acque.

L’introduzione non imperturbabile squassa le materialità avvinghiate, arti serrati e animazioni costanti e incessanti, roridi corpi su rugiadoso terreno.

Intonate ispiratore e musa soddisfazione, non desistete al baleno proposito.

Allietate le carni arroventate così nell’andirivieni bagordate congiuntamente, osannate presentemente.

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XLI

L’attesa è voluttà, bramosia di congiunzione corporea sensuale e sessuale.

Temporeggi fisicamente mentrechè considerazioni viziose e lussuriose dilagano inosservate, interrompendo la compostezza in modesti movimenti circa fortuiti.

L’aspettazione è l’inebriamento carnale corporeo e platonico sororale nel tempo indefinito.

Si temporeggia nell’esagitazione ipotizzando definitezze celebri o ignote, sublimando azioni capaci e non.

E quando giunge il tempo agognato l’inconcreto diventa concreto, la percezione irrompe nella consistenza e dilaga minuziosa.

E’ dedicarsi forma e animo è interessarsi e coinvolgere è sperimentare e mettere alla prova è giacere fiancheggiati, in conclusione possedere e signoreggiare la soddisfazione.

Diletto e contentezza reciproca che sopraggiunge gradualmente e accresce, lumeggia meticoloso e squassa l’interiore, propagandosi nell’organismo rasentando non solo la razionalità persino il sentimento.

 

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XL

Nonostante mille volte e più la sabbiatura scorre nella clessidra, come moto perpetuo in un susseguirsi di albe e tramonti, desio il tuo essere come in principio.

Rendo grazie a quel fatidico dì, laddove mi sono imbattuta nel tuo pseudonimo in quel orbe utopico.

Eloqui stimolanti in un tempo non troppo breve e inconsapevole la cronaca ebbe principio.

Rimembro come lesta persi il mio barlume per un uomo fittizzio, solo parole su schermo e un soprannome.

Oblivio l’ansia in mio possesso di quella nottata, che di comune accordo barttammo i nostri volti in immagini inconcrete virtuali, possedente di particolare bellezza  ero in trepidazione per il primo appuntamento, in quel dì, agghindata con minuzia svirtualizzavamo i nostri visi e le parole digitate.

Quanta eccitazione, commozione, trepidazione e turbamento in un istante, mi avvicinai alla tua concretezza e baciai la tua gota, vogliosa di conoscere le tue labbra.

Rammento il nostro primo amplesso, in un pomeriggio, nel retro di un piccolo cimitero deserto, distesa supina in un campo di grano, desiderosa del tuo corpo.

Ti avvicinasti a me, opportunamente erotizzata e stimolata penetrasti la mia giovane carne  umettata, stretta e reattiva con il tuo fallo erto e voglioso. Amplesso breve e in pochi affondi hai ceduto al libido, vergognandoti delle tue prestazioni, ti confortai incurante del mio piacere.

Molte lune sono passate e nottate svegli amoreggiando fino all’alba.

Procuri in me ogni genere di emozioni, mi prendi con vigore sconquassando il mio corpo trepido con veemenza mi scuoti nel profondo regalandomi meraviglie ripetute.

Amoreggiamo erotizzati, dedicandomi moltitudini di attenzioni, ammani il mio corpo sinuoso e attento.

Facciamo l’amore e chiaviamo a seconda dei nostri impulsi e desideri mettendo  sempre in primo piano il mio godimento.

Adesso come allora mi autoerotizzo vegheggiando il tuo corpo in tua mancanza, come adolescente i miei ormoni infoiati si scuotono ammirando il tuo essere.

Adesso come allora godo della tua vicinanza.

 

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